Lettere d’Amore di Abelardo e Eloisa

La crescita economica intrapresa in età carolingia e la ricomposizione politico-territoriale degli stati europei iniziata nel XI secolo consentirono la formazione di un ceto dirigente esperto e qualificato: funzionari e burocrati, infatti, acquisirono nuove e più specifiche nozioni di diritto nelle università, nuovi centri di elaborazione e formazione del sapere antico e medievale. L’analisi dei testi antichi mediante la lettura e il commento di un professore autorevole consentì a uomini di diversa estrazione sociale di entrare in contatto con una cultura arcaica e conservatasi a lungo nei monasteri e nelle abbazie. L’apprendimento, caratterizzato dalle quaestiones, esercitò lo stimolo alla discussione su quesiti verosimili e favorì l’uso della logica e della dialettica.

Pietro di Berengario, noto anche come Pietro Abelardo, nacque in Bretagna nel 1079 ed ereditò dal padre la passione per la cultura: rinunciando alle armi e alla carriera militare, Abelardo frequentò nel 1095 la scuola filosofica di Giovanni Roscellino e nel 1100 la scuola cattedrale di Guglielmo di Champeaux a Parigi. I contrasti  accademici con Guglielmo consentirono ad Abelardo di fondare una propria scuola a Melun (1102) e a Corbeil (1104) e di redigere le Introductiones parvolorum, glosse letterarie volte a facilitare l’apprendimento dei suoi studenti. Nel 1114 venne a lui affidata la cattedra dell’università di Parigi, dove insegnò logica e teologia: la sua preparazione e le sue competenze resero celebre il suo nome in tutta Europa. Affascinato dalla bellezza e dall’intelligenza di Eloisa, sulla quale si possiedono scarse informazioni inerenti alla sua infanzia e giovinezza, AbelardoStoria delle mie disgrazie divenne suo precettore con il consenso di Fulberto, zio e tutore della ragazza. La passione carnale tra Abelardo ed Eloisa mutò in amore e, quando la ragazza scoprì di essere incinta, i due amanti fuggirono in Bretagna e qui Eloisa diede alla luce Astrolabio. Tornati a Parigi nel 1118, Abelardo ed Eloisa si sposarono in segreto, ma Fulberto, pur avendo acconsentito al matrimonio, divulgò la notizia: Eloisa fu costretta a rifugiarsi nel convento di Argenteuil, mentre Abelardo subì l’evirazione per opera di un suo servo corrotto. L’umiliazione indusse Abelardo ad allontanarsi da Parigi e a cercare aiuto e conforto presso il monastero di Sait-Aymond, località in cui continuò a insegnare teologia mediante la dialettica e scrisse il De unitate et trinitate Dei, trattato condannato dalle istituzioni ecclesiastiche nel concilio di Soissons nel 1121. Determinato a condurre una vita eremitica e ascetica, Abelardo si ritirò in un luogo deserto presso le campagne di Quincey e qui fondò il Paracleto, piccolo oratorio dedicato alla venerazione dello Spirito Santo presso il quale giunsero numerosi studenti determinati ad apprendere nozioni di teologia da un uomo esperto e preparato. I contrasti con le istituzioni ecclesiastiche, tuttavia, non si attenuarono: la stesura di nuovi testi letterari (Scito et ipsum) e la rielaborazioni di altri suoi scritti (Sic et non, Dialectica) indussero le autorità clericali a condannarlo di eresia. Presentatosi al Concilio di Sens (1140) per difendersi dalle accuse, Abelardo rifiutò di sottoporsi al giudizio dei membri del concilio e decise di recarsi a Roma per chiedere udienza al papa: anziano e stanco, Abelardo concluse il suo viaggio in Italia presso l’abbazia di Cluny e qui morì nel 1142.

Alcune importanti informazioni sulla vita di Abelardo e la sua relazione con Eloisa sono contenute nell’Historia Calamitatum mearum, lettera consolatoria redatta dallo stesso Abelardo in cui egli presenta numerose riflessioni e considerazioni su alcuni dei più importanti avvenimenti che hanno caratterizzato la sua vita. Redatta tra il 1131 e il 1134 presso l’abbazia di Saint-Gides de Rhuys e riservata a un destinatario ignoto, la lettera ha lo scopo di esaltare Abelardo come essere umano e il disegno che Dio ha destinato per lui: le umiliazioni e le difficoltà che egli è stato costretto a subire nel corso del tempo sono la dimostrazione della grandezza e della benevolenza del Signore, il quale è stato in grado di condurlo sul cammino della ragione e della preghiera mediante il suo infinito amore.

Giunta casualmente in possesso di Eloisa, divenuta badessa del Paracleto in quanto l’oratorio era stato a lei donato da Abelardo nel 1129, l’Historia Calamitatum meaurm consentì loro di intrecciare un’intensa e duratura corrispondenza. Nelle prime lettere dell’epistolario, Eloisa esprime l’amore che ella ancora nutre nei suoi confronti: sentimenti di rabbia e disperazione affiorano dalle sue parole ed ella non è in grado di trattenere il rimpianto di ciò che hanno perduto a causa della legittimazione della loro unione. Eloisa desidera ardentemente appartenere ad Abelardo e maledice Dio per ciò che ha loro inflitto: ella aspira al perdono del suo amante e si sottomette a lui come moglie devota, rinnegando il suo intimo rapporto con il Signore. Abelardo si dimostra nei confronti di Eloisa controllato e indifferente: la ricerca del suo equilibrio spirituale mediante l’ascetismo gli consente di evocare i sentimenti ormai assopiti con distacco. Egli la invita a rinunciare ai suoi desideri carnali e di dedicare la sua anima e il suo corpo a Cristo, suo unico vero sposo. Purificato nel corpo mediante l’evirazione e nella mente mediante il contatto con Dio, Abelardo recide ogni contatto con il passato. Eloisa si sottomette ai risoluti ordini del suo antico amante e si rassegna al suo destino e alla sua sofferenza, evitando accuratamente ogni parola che possa turbarlo: l’affetto fraterno è ciò che ora li unisce, la devozione a Dio è ciò che ora li accomuna.

Ogni sentimento legato al passato è stato corroso dal tempo e la formalità domina le lettere successive dell’pistolario: essendo ella badessa del Paracleto, Eloisa chiede ad Abelardo di redigere una Regola più adatta al monachesimo femminile, che si ispiri alle norme dettate da San Benedetto da Norcia e che possa fornire a lei e alle sue monache alcuni approfondimenti inerenti alla lettura delle Sacre Scritture. Ispirandosi ai Santi Padri, alle consuetudini e alla letteratura classica, Abelardo presenta una Regola in cui analizza minuziosamente ogni aspetto della vita monastica ed esalta la castità, la povertà e il silenzio: attraverso la verginità dell’anima, la donna può sopprimere gli stimoli della carne e raggiungere, così, la perfezione e conoscere la Verità. Abelardo, infine, redige alcuni salmi e inni per le monache del Paracleto e presenta le quarantadue Solutiones, commenti alle quarantadue Questiones inerenti ad alcuni passi della Bibbia su cui Eloisa aveva chiesto maggiori chiarimenti.

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